Affrontare i problemi

Trovare i problemi

Questo sarà un post semplice da leggere e da comprendere anche se estremamente profondo da "incarnare".
Partiamo dal titolo: affrontare i problemi.
Ci sono molti coach che direbbero di non parlare e scrivere mai la parola problemi. Si deve scrivere o dire "situazioni da risolvere". Le neuroscienze dicono di no: la parola problema, come tutte le altre parole, vanno sempre bene se sono il linea con il tuo scopo. Se voglio, parlando con un figlio spaparanzato sul divano, creare uno stato di attenzione e far circolare un po' di adrenalina e cortisolo la parola problema va benissimo. Se il figlio è agitatissimo e voglio cambiare il suo stato usare la frase "situazione da risolvere" va benissimo. Quindi, come abbiamo già avuto modo di dire in passato, parti sempre dal risultato che vuoi portare a casa. Ti ricordi? Prima serve una direzione, uno scopo e poi stabilire l'azione. Il principio del coaching.

E ora, dopo questa breve parentesi linguistica, proseguiamo con l'argomento di questa nuova settimana. Tutti abbiamo dei problemi da affrontare, è innegabile. Soprattutto in periodi storici come questo che sono caratterizzati da tanta volatilità, incertezza e rapidità. Il punto è che a volte stiamo guardando la situazione da un solo punto di vista tralasciandone altri. E ora ti parlo più in dettaglio di questo.

Ti potrà essere successo di sentire una persona (potresti essere anche tu, ovviamente) dire che "fa tutto schifo, le cose non vanno, le procedure sono un disastro, le persone non capiscono quello che sto facendo, che questo, che quello...". Cosa puoi notare? Qual è il fattore comune in queste affermazioni? Esatto, in tutte l'attenzione è rivolta all'esterno. Quello non va bene, quell'altro è un disastro, quell'altro ancora non funziona o ha sbagliato. Ora ti dirò una cosa che potrebbe darti una sensazione particolare. Nella vita puoi incontrare due possibili situazioni:

  1. Problemi
  2. Soluzioni
Puoi stare dalla parte del problema o della soluzione. Questo dovresti averlo capito perché è abbastanza evidente, e ora calco un po' di più la mano. Se non fai parte della soluzione, indirettamente fai parte del problema. "Eh, Luca! Posto che non ho creato io questa situazione, come faccio a cambiare le cose se non ho il potere per farlo?". Già, seguendo questa tua affermazione posso senz'altro dire che hai ragione. E allora ti racconto una brevissima storiella buddhista. Quando il terreno è accidentato e camminare diventa doloroso puoi ricoprire il mondo con uno strato di cuoio. Oppure puoi mettere il cuoio sotto i tuoi piedi e automaticamente sarà come avere il mondo foderato di cuoio. E ora ti faccio un'ultima citazione, una delle mie preferite che mi ripeto tutti i giorni. Si tratta di una frase di Virginia Satir. "Il mondo non è quello che dovrebbe essere, è quello che è. è come tu lo affronti che fa la differenza." Eccolo il problema principale: il tuo modo di pensare. Quel tuo personaggio, a volte veramente scomodo, che passa tutto il tempo a parlarti nella testa, che ti critica e critica gli altri. Per quel soggetto (che poi, mi sai per caso dire chi è?) tutti fanno schifo. E sai qual è il punto? Che noi ci crediamo! E quando lo facciamo diventiamo le vittime e non solo vediamo solo il problema esterno, diciamo pure che "gli altri devono risolverlo".
Non sto dicendo che i problemi sono solo dentro di te e che fuori vada tutto bene. Il mio messaggio è che se hai il giusto modo di pensare e guardi in maniera più ampia puoi trovare tu delle soluzioni e, sempre con il giusto modo di pensare, i problemi possono pesare di meno. Restano ma li vivi meglio. Cosa puoi fare quindi di differente? Prova a farti queste domande:
  • Cosa sto dando per certo che certo non è?
  • Come sto contribuendo a risolvere il problema? Perché se non lo faccio, ti ricordo, anche io divento il problema!
  • Cosa c'è di utile per me in questa situazione?

Punti di vista

Ti lascio con questa immagine:

Tavolo di Shepard
Tavolo di Shepard.
Se osservi puoi notare due tavoli di lunghezze differenti. Ora prendi un pezzo di carta, un righello o qualsiasi cosa possa aiutarti a misurare. Vedrai da te che i due tavoli hanno la stessa lunghezza. Eppure all'inizio eri certo di quello che avevi visto. Quindi ti rifaccio la stessa domanda: cosa stai dando per certo che certo non è? Quale delle tue interpretazioni del "problema" stai dando per vere malgrado si tratti di interpretazioni, di valutazioni istintive?

Potresti dirmi: "in passato è sempre stato così". Forse è vero, e come tu sei cambiato rispetto ad anni fa, anche le cose possono cambiare. Parliamo spesso di cambiamento, lo invochiamo ad alta voce e ora che ce l'abbiamo di fronte anziché apprezzarlo, valorizzarlo e sfruttarlo ci attacchiamo a esperienze passate?

Concludendo, cosa abbiamo capito? Che i problemi ci sono, è vero. E spesso non sono lì dove stiamo guardando e che noi possiamo prendere un righello, un pezzo di carta e calcolare meglio la situazione per rispondere in maniera più efficace e matura. E forse quel problema, che esiste, non è così grande come pensavamo.

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