Attenzione! L’articolo che stai per leggere è molto schietto e descrive in maniera diretta la realtà oggettiva che le aziende e i manager stanno vivendo.
Oggi il mondo del lavoro (e non solo quello) sta attraversando un periodo di cambiamenti importanti. Quello di cui sentiamo parlare sempre di più si chiama Intelligenza Artificiale o AI (Artificial Intelligence). È un rischio? È un’opportunità? Cosa deve fare un manager riguardo a questo aspetto? Vediamolo assieme.
Partiamo dalle basi che, in quanto tali, non devono mai essere dimenticate. L’AI è uno strumento. Lo ripeto: l’AI è uno strumento. Non è la soluzione, non è l’idea, non è la strategia. Esattamente come qualsiasi altro buon strumento può portare a ottimi risultati se dato in mano a una persona che sa come usarlo, dove usarlo e perché usarlo. E ha un vantaggio pazzesco: è un acceleratore incredibile. Questo vuol dire che se applicato a una buona idea ti porta velocemente al successo, se applicato a un’idea scarsa o inesistente porta altrettanto velocemente al fallimento.
Inoltre l’AI costa. Costa tantissimo, sia in termini economici che di impatto ambientale. Chissà, magari un giorno rilasceranno anche certificati di un colore diverso dal “green”.
Inoltre alcuni manager vivono una certa frustrazione. Conosco casi in cui una buona idea è stata etichettata come mediocre perché non utilizza l’AI e porta solo guadagni ma non sfrutta le nuove tecnologie. Siamo pertanto arrivati a porre le idee in secondo piano in favore delle mode. Alla faccia di chi dice che “l’abito non fa il monaco”.
È evidente, pertanto, che il panorama sia cambiato: dall’idea di business all’ostentazione tecnologica, dallo strumento per raggiungere un risultato, allo strumento come risultato, dall’innovazione alla stereotipizzazione.
Con questo scenario i team sono sempre più alla rincorsa dell’ultima trovata di marketing, sono sempre più confusi e perdono di vista ciò che l’azienda vuole, il valore aziendale. In questo clima i team perdono il senso di identità. Che identità si potrebbe trovare in team che vedono affondare i precedenti valori professionali di business? Che identità possono avere team che vedono slogan aziendali che parlano di importanza del cliente e lavorano su progetti che parlano solo di tecnologia o riduzione del personale? Spoiler: l’AI non toglie persone, le fa solo lavorare in maniera più stressata. Lo dice uno studio pubblicato anche su Harvard Business Review.[1]
Cosa fare?
Il buon manager, considerando questo panorama complesso, dovrebbe sviluppare le seguenti abilità:
- Avere ben chiaro il miglioramento che vuole ottenere
- Individuare lo strumento migliore per ottenere il risultato (quello più adatto, con meno impatti economici e sul team)
- Definire una strategia coerente con i valori professionali, etici e umani
- Comunicare perfettamente
- Adattarsi
Oltre agli aspetti tecnici, che possono essere sostituiti da prompt e AI, il buon manager deve essere sempre più forte dal punto di vista dell’empatia cognitiva (comprendere appieno quello che le persone stanno vivendo), saper parlare in maniera chiara e coinvolgente abbandonando slogan e inglesismi e avere una visione molto chiara di breve, di medio e di lungo termine oltre a una eccezionale dose di flessibilità. Cosa è la flessibilità? È ascolto attivo, apertura di mente, integrazione dei punti di vista e soprattutto sfruttare ogni cosa accada come amplificatore del miglioramento.
E sulla flessibilità, per questa settimana, chiudo con una riflessione. Può capitare che il manager proponga un’idea che non è accolta con favore dal team o dal gruppo dei pari. Se il manager “battezza” questa reazione come resistenza al cambiamento e non si smuove dalla sua proposta, non sta di certo dando un’impressione di apertura al cambiamento. Sta dimostrando rigidità, insicurezza (non si mette in discussione), egocentrismo e intolleranza al cambiamento.
Per migliorare non serve il semplice cambiamento, serve cambiare la propria mente.
Note e Riferimenti
- Harvard Business Review - AI doesn’t reduce work, it intesifies it. (https://hbr.org/2026/02/ai-doesnt-reduce-work-it-intensifies-it). ↩