Il nuovo manager - Parte 2

Cover Il nuovo manager - Parte 2

La scorsa settimana abbiamo parlato delle sfide del manager, con un focus particolare sui temi AI. Hai compreso che una delle qualità fondamentali del manager deve essere quella di avere idee molto chiare e, per essere un leader qualificato (e quindi un innovatore), non deve seguire i trend ma osare qualcosa di nuovo basato sulla logica e il ragionamento.

Quindi ecco alcuni tratti del nuovo manger:

  • Innovazione basata su logica e ragionamento
  • Chiarezza di idee
  • Coraggio (deve saper osare)
  • Rispetto (del team)
  • Comunicare in maniera eccellente
Approfondiamo oggi altri tratti che il manager deve avere e soprattutto alcune sfide da superare.

I ritmi di lavoro dei team sono sempre più frenetici e tutto si muove rapidamente. È fondamentale, lo ripeto nuovamente, comunicare in maniera efficace per non avere più team che devono fare ma team che vogliono fare. E sì, lo so che questo che ti ho appena scritto è proprio il mio motto quando lavoro col team e business coaching ma per esperienza so che questa istruzione ha un valore pazzesco.

Solo così, infatti, avrai il tempo e lo spazio per pensare alle future evoluzioni più funzionali per la tua realtà lavorativa, sfruttando ogni elemento che il percorso ti presenterà. Se non fai così potresti cadere nell’errore che molti manager fanno: creazione della cultura del controllo. Per controllare ogni singolo pezzettino, attività che oggi si chiama micro-management, il team deve produrre un’infinità di “giustificativi” per dimostrare cosa ha fatto, quando lo ha fatto, KPI e altro ancora che si traduce in documenti, documenti e documenti a ripetizione. Questo porta i team a quella che è stata coniata da David Graeber come bullshit tasks [1] ossia produrre una quantità di cose infinita di cui non riconosce il valore. Il morale scende e la produttività collassa: del resto se devi produrre checklist non stai producendo valore per l’azienda. Semplice, vero?

In tutto questo il panorama continua a muoversi con una velocità impensabile fino poco fa e il manager potrebbe voler cambiare continuamente le proprie priorità o i propri obiettivi.

Se proprio devi farlo (devi farlo o vuoi farlo?), devi comunicarlo in maniera chiara e funzionale perché il rischio di disorientamento del team è elevato e credo che ci siano poche cose più improduttive di un team senza una direzione chiara.

Quindi va bene cambiare alcuni obiettivi ma dai continuità alla tua strategia e soprattutto trasmetti coerenza al tuo team.

Un ultimo aspetto di cui voglio parlare è la fiducia. Sì lo so, ne abbiamo già parlato due settimane fa in questo articolo quindi non ti ripeto i temi principali. Rispetto a quanto già detto in quel contesto è importante integrare un punto cruciale: la fiducia deve essere bidirezionale. Se nessuno nel team ha dimostrato di non impegnarsi a sufficienza, di essere contrario agli obiettivi aziendali o altre tematiche pericolose per la squadra e la realtà aziendale, anche tu devi dare fiducia. Lo so, i consulenti esterni sembrano essere sempre più preparati del tuo team. Appunto: sembrano! E sai perché? Perché sono presentati da commerciali. Un po’ come i detersivi che negli spot lavano più bianco di quello che hai tu salvo poi scoprire, alla prova pratica, che quel bianco esiste solo in televisione e nelle slide. Se togli fiducia al tuo team, il rischio che potresti correre è quello di trovarti con una squadra di consulenti che lavorano peggio del tuo team esiste. A quel punto, se provi a tornare indietro, il tuo team come minimo ti volterà le spalle o, in alcuni casi, potrebbe essersi svuotato dei talenti.
La fiducia è difficile da guadagnare e molto facile da perdere.

Siamo arrivati alla fine e voglio lasciarti con un ultimo dato statistico che emerge da questi due articoli.

Le qualità più importanti di un manager non riguardano il “fare tecnicamente” una cosa. Eppure oltre l’80% dei manager [2] oggi sono assunti perché hanno fatto tecnicamente una cosa o per anzianità o conoscenze. Ecco perché un numero impressionante di manager oggi potrebbe aver bisogno di un coach. Perché senza questo supporto specializzato e specifico il rischio di non portare il massimo valore alla realtà di business diventa sempre più elevato.

Note e Riferimenti

  1. David Graeber - “On the Phenomenon of Bullshit Jobs: A Work Rant” - Rivista Strike! - agosto 2013.
  2. https://hbr.org/2014/03/why-good-managers-are-so-rare.
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